Pubblichiamo l’intervista di Daniela Preziosi a Nichi Vendola uscita ieri su Il Manifesto.
Presidente Vendola, per il professor Monti lei e Stefano
Fassina siete conservatori. E lui invece è il riformista, anzi
«riformista estremo». Le torna?
“Nelle parole di Monti c’è il riflesso condizionato di un codice
genetico talmente aristocratico da considerare i diritti del mondo del
lavoro come un orpello ottocentesco, un impedimento a godere dei
benefici della modernità liberista. Difendere i ceti possidenti sarebbe
invece l’innovazione”.
Sta dicendo che Monti ha un’idea di modernità indietrista?
“Spero che sia finita la stagione del conformismo del dibattito
pubblico, tutto coccole e patriottismo montiano, e che si possa
esprimere un giudizio sull’azione del governo Monti e sulle performance
dei vari ministeri. È incredibile come il presidente del consiglio, nel
giudizio apologetico che dà del proprio gabinetto, rifugga dal confronto
con l’inasprimento della crisi sociale nel paese, eviti di evocare la
caduta della produzione industriale, la crescita inarrestabile della
disoccupazione e l’onda recessiva. Il primo dovere di un buon riformista
è non mascherare la realtà vestendola con gli abiti dei propri
convincimenti ideologici”.